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Trasferimento di filmati dall'analogico al digitale
Il formato U-matic, sviluppato da Sony nel 1971, è stato per anni lo standard per la produzione commerciale di film in tutta Europa.
Viene progressivamente e lentamente abbandonato, ben presto rimpiazzato dal BetaSP quasi ovunque. Continuò a esistere in ambienti di nicchia, che non si potevano o volevano permettere l’upgrade, come piccole tv locali o produzioni di video aziendali.
Anno 1976: nel mese di settembre, fa la sua prima comparsa il VHS (Video Home System), standard per la riproduzione e la registrazione dei “vecchi” videoregistratori, o VCR (Video Cassette Recorders). VHS è l’acronimo di Video Home System, anche se pare che all’inizio significasse Vertical Helical Scan, scan a elica verticale, dalla particolare tecnica di scan testina/nastro.
Lo standard fu sviluppato da JVC, anche se parte della tecnologia era posta sotto accordi di licenza con Sony. Dopo la sconfitta del formato Sony Betamax e in misura minore del Video 2000 di Philips, il VHS divenne ben presto lo standard comune per la registrazione e la riproduzione di video, e lo permanne per tutti gli anni Ottanta e Novanta. Rispetto al Betamax, il VHS offriva una maggiore durata di riproduzione, oltre al vantaggio di un meccanismo di trasporto del nastro decisamente meno complesso. Nel 1987, l’evoluzione del VHS, il Super-VHS o SVHS, venne introdotta sul mercato giapponese, ma non ebbe lo stesso successo del predecessore.
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